BUON SAN VALENTINO
Mi trascino verso il bagno per lavarmi la faccia prima di sottopormi all’avvilente proiezione della mia immagine sullo specchio.
Con gli occhi chiusi tuffo il viso sotto il rubinetto e poi lo avvolgo nell’asciugamano morbido.
Non vorrei più tirare fuori la testa da qui, vorrei essere una tartaruga e poter ritrarre tutto il corpo nel carapace per sfuggire ai problemi.
Mi guardo, la luce bianca, impietosa dello specchio sottolinea ogni singola tragedia sul mio viso.
Gli occhi sono gonfi, a tal punto che non riesco nemmeno ad aprirli completamente, la pelle è arida e screpolata, alcune venuzze violacee spiccano senza pietà sul mio colorito giallognolo.
I capelli arruffati e sporchi completano il quadro.
Come ho fatto a ridurmi così, ancora una volta. Vado in cucina, un caffè migliorerà di certo la situazione.
Lo spettacolo che mi si presenta è, se possibile, ancora più desolante della mia faccia.
Tutto è ancora lì a documentare la mia pietosa decadenza.
Un imprecisato numero di fazzoletti di carta disseminati sul pavimento e sul divano a testimoniare l’incipit della crisi, il momento in cui, appena entrata in casa, mi sono buttata sul divano, prima ancora di togliermi il cappotto e le scarpe, e sono scoppiata in un pianto dirotto.
Un barattolo di nutella ed un enorme sacchetto di patatine, entrambi vuoti, rappresentano il climax della mia autocommiserazione durante il quale passo in rassegna tutte le mie delusioni e la mia solitudine, recitando il copione della donna sola e disperata che affoga nel cibo.
Infine due bottiglie di vino una vuota, rotolata dall’altra parte della stanza, e l’altra, piena per un quarto, pericolosamente in bilico sul bracciolo del divano.
L’alcool di solito segna l’epilogo durante il quale vago per casa scalza, parlando con Dio di me, chiedendogli perché e per quanto tempo ancora starò così.
Concordando con lui che è tutta colpa mia, che in me c’è inevitabilmente qualcosa di sbagliato, che non può essere un caso se ogni volta mi ritrovo sempre sola.
Patetica ecco cosa sono, patetica anche nelle mie crisi di pianto sempre uguali.
Alla fine, come al solito, ero andata a letto ubriaca e stordita nella speranza di addormentarmi in fretta nonostante la testa che martellava, gli occhi che bruciavano e lo stomaco che iniziava a dare i primi segni di scompenso.
Guardando quella desolazione mi viene voglia di tornare a letto.
Chiamerò in ufficio dirò che sto male. Ci crederanno anzi penseranno che ho esagerato con i festeggiamenti di San Valentino.
No, non posso dargli questa soddisfazione, se oggi non mi vede arrivare capisce subito che sto male per colpa sua. No devo rimettermi in sesto ed entrare con un sorriso trionfante.
Mi faccio una doccia bollente e mi lavo i capelli.
Scelgo dall’armadio una delle mie mitiche minigonne, mi trucco quel tanto da coprire le occhiaie ma senza esagerare, indosso la mia bigiotteria migliore e salgo sui miei tacchi a spillo preferiti.
Mi do un’ultima occhiata prima di uscire. Beh, visto come ero partita direi che non c’è male.
Solo due cose restano a testimoniare la patetica serata di ieri il mio alito pesante e il mio umore di merda, per il primo mi infilo in bocca un chewing gum.
“Sei qui? “
( Vaffanculo)
“Ieri sera mi ero preoccupato, sei corsa via come una pazza, ti ho chiamato tutta la sera”
(Bastardo)
“Ho avuto paura che avessi fatto una pazzia”
“ Scusa? Fammi capire, mi reputi così sfigata e disperata da commettere quella che tu chiami una “pazzia” solo perché uno stronzo come te mi ha preso a calci nel culo?”
“Parla piano vieni nel mio ufficio qui ci sentono tutti”
“Non ci vengo nel tuo ufficio. Va al diavolo!”
“Non fare la verginella con me. Ti ricordo che sapevi benissimo che sono sposato e che mia moglie era incinta quando abbiamo cominciato la nostra storia. Certo io sono senza appello l’ultimo dei bastardi ma ti prego, non recitare il ruolo della vittima con me, sei ridicola”
Cazzo se ha ragione. Per mesi mi sono raccontata che era solo un passatempo e che quando sua moglie avesse partorito sarebbe finito tutto.
Sapevo che stavo facendo un gioco sporco con un uomo sposato che non mi ha mai promesso nulla
e invece ci sono cascata come una perfetta sfigata.
Ero addirittura arrivata a sognare di passare San Valentino con lui. Mi faccio vomitare, come faccio a cadere sempre più in basso.
“Oltretutto ho passato tutta la notte in ospedale. Sembra che mio figlio abbia dei problemi”
“Problemi? Che vuol dire?”
“Non so, quando sono venuto via stamattina stavano ancora facendo gli esami”
“Che stronzo che sei! Che ci fai qui corri da tua moglie e tuo figlio”
“A fare cosa? Mio figlio è in isolamento, non me lo fanno nemmeno vedere, e mia moglie è sotto sedativo, la fanno dormire finché non sanno cos’ha esattamente il bambino per non crearle traumi inutili. Dovevo venire via, mi sembrava d’impazzire. Sto aspettando che mi chiamino”
Lo guardo, ero talmente arrabbiata da non accorgermi che aveva ancora addosso gli stessi vestiti di ieri sera, quando progettavamo la nostra cenetta a lume di candela.
Deve aver preso una bella batosta. Sarà che non ha dormito tutta la notte ma sembra invecchiato di dieci anni in un colpo solo.
Che bastardo però uscire con un’altra a San Valentino quando sua moglie era in ospedale da giorni in attesa di partorire. Sì ma l’altra ero io però, e io lo sapevo.
Mi chiedo chi di noi due sia il più stronzo. Lo abbraccio “ dai vedrai che non è niente magari dipende dal fatto che tua moglie non è più giovanissima, può darsi che il feto abbia sofferto un po’ durante il parto”
Ma che cazzo dico, sua moglie è più giovane di me.
“Se fossi credente penserei che questo è il modo che Dio a scelto per punirmi del mio tradimento.”
“Non dire stronzate, se Dio punisse così tutti gli uomini che tradiscono le mogli…”
“Pronto? Si sono io si mi dica, cosa ..? va bene adesso? si vengo subito”
“Allora?”
“Hanno detto che mio figlio ha
Beta Talassemia….
“Dove va il tuo capo così di corsa”
Sta andando in ospedale a farsi dire che è cornuto”
“Scusa ?”
“Lascia perdere”
“E dai dimmi”
“Il figlio che è nato stanotte ha
“Quindi?”
“Un figlio malato nasce da due genitori portatori sani che hanno una possibilità su quattro di generare un figlio perfettamente sano, due di generare figli portatori sani come loro e una di generare un figlio che presenta tutti i sintomi della malattia. Quindi il piccolo è nato da due genitori portatori sani per anemia mediterranea.”
“Non ti seguo”
“Già. Ammesso che la moglie di Luca sia portatrice sana della malattia lui di certo non lo è”
“E come lo sai?”
“Perché tre anni fa, quando è andato per quasi un anno a lavorare in Giappone, per poter usufruire di un visto così lungo ha dovuto sottoporsi ad una serie di esami tra cui quelli per riscontrare malattie familiari, ereditarie e genetiche. Ho passato personalmente a computer tutti i risultati e credimi, non è portatore di anemia mediterranea”.
“Interessante, sai invece chi mi risulta lo sia”
“Chi?”
“Il Dott. Piotti, quello del personale, e se non sbaglio è venuto a lavorare da noi proprio su raccomandazione del tuo capo, pare siano amici…”
Che giornata di merda, per fortuna sono a casa.
“Che ci fai qui?”
“Ti aspettavo, c’è una cosa che devo dirti”
“Che tua moglie ti ha messo le corna? Lo so già”
“Ma …come…”
“Non importa, che vuoi adesso da me?”
“Ho deciso di chiedere il divorzio”
“Perché? Tu puoi metterle le corna e lei no”
“Ma da che parte stai?”
“Adesso dalla sua, dovrebbero darle una medaglia per aver sopportato un bastardo, falso e ipocrita come te per tutti questi anni”
“Mi sembra si sia consolata bene”
“Già, Dio li fa e poi li accoppia. Non te ne frega niente che si sia scopata un altro, magari lo sapevi anche prima, ti rode che adesso gli altri scoprano che il bimbo non è tuo”
“Ma non è mio”
“Meglio! Sarà senz’altro un individuo migliore”
“Se sopravvive…”
“Sopravvive sta tranquillo, avrà una vita difficile ma sopravvivrà anche a te se siamo fortunati”
“Mi odi?”
“No, odio me stessa per averti lasciato entrare nella mia vita, mi odio perché sono passata sopra a tutto pur di avere poche briciole di felicità.
Mi odio perché quando ho saputo della malattia di tuo figlio invece che dispiacermi per il futuro che lo aspetta ero contenta che scoprissi che tua moglie ti aveva reso la pariglia.
Non voglio essere questo tipo di persona, non voglio diventare come te. Ora vattene, tua moglie e tuo figlio ti aspettano”.
“Non è mio figlio!”
Gli giro le spalle e lo osservo riflesso sulla vetrata del portone. Dov’è finita l’aria sorniona da uomo invincibile che mi aveva tanto attratto. Come sono fragili gli uomini, incapaci di affrontare qualsiasi situazione su cui non possono avere pieno controllo.
“Stamattina parlavi di punizione divina. Magari è questa la punizione che Dio ha in serbo per te, crescere il figlio malato di un altro. Buona Notte”
Finalmente rientro in casa, ad aspettarmi la stessa desolazione di questa mattina.
Mi tolgo il cappotto e mi lascio cadere sul divano, questa giornata mi ha svuotata.
Credo che farò un bagno caldo e andrò a letto. Suona il telefono, è Claudia, non ho voglia di parlare con lei, non ho voglia di parlare con nessuno.





